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IoT in Italia: il mercato vale 10,9 miliardi e cresce del 12%

Pubblicato il EBM Solution

Una casa intelligente controllata da uno smartphone

Il mercato IoT in Italia ha raggiunto 10,9 miliardi di euro nel 2025, in crescita del 12% rispetto all'anno precedente, con 175 milioni di oggetti connessi in circolazione, circa tre per abitante. Il numero dei dispositivi è salito del 13% e la spinta supera quella del mercato digitale nel suo complesso, cresciuto nello stesso periodo del 3,2%.

I dati provengono dalla Ricerca dell'Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, presentata al convegno IoT meets AI del 16 aprile 2026. Il confronto con il 2022, quando il mercato si fermava a poco più di 8 miliardi di euro e gli oggetti connessi a 124 milioni, mostra una crescita di circa un terzo del valore e del 41% dei dispositivi in tre anni.

Il valore si è spostato dai dispositivi ai servizi

I servizi basati sull'IoT valgono 4,5 miliardi di euro, oltre il 40% del mercato. La cifra misura un cambio di baricentro: l'oggetto connesso produce un dato, il dato viene analizzato, l'analisi abilita un servizio e il servizio sostiene una decisione. Un sensore installato su un impianto acquista valore quando permette di prevenire un guasto o di programmare un intervento; la trasmissione della misura è il punto di partenza.

Lo stesso passaggio riguarda i contatori intelligenti. La misura dei consumi diventa utile quando alimenta letture più affidabili, gestione da remoto, individuazione delle anomalie e servizi energetici più ampi. Nella manifattura i macchinari connessi sostengono la manutenzione predittiva e il controllo dei processi, mentre nella mobilità i veicoli e le infrastrutture alimentano servizi di sicurezza e gestione dei flussi.

Il mercato cresce perché aumenta la capacità di trasformare gli oggetti in punti di accesso a servizi digitali. La parte del valore legata alla sola connettività avanza più lentamente del resto.

I settori trainanti

Le Utility guidano la classifica per fatturato, con 1,87 miliardi di euro e una crescita del 18%, sostenuta soprattutto dallo smart metering idrico: nel 2025 sono stati installati un milione di nuovi contatori, portando la quota sul parco totale al 24%. In ambito elettrico e gas prosegue la sostituzione dei contatori di prima generazione con dispositivi più avanzati, e contribuiscono al risultato le applicazioni per cabine primarie e secondarie, dighe e acquedotti.

Al secondo posto si colloca la Smart Car, con 1,76 miliardi e una crescita del 6%: a fine 2025 i veicoli connessi in modo nativo tramite SIM erano 6,5 milioni, il 15,8% del parco circolante, mentre i dispositivi GPS installati hanno raggiunto 10,6 milioni. Seguono lo Smart Building con 1,4 miliardi (+2%), la Smart Factory con 1,16 miliardi (+12%) e la Smart City con 1,03 miliardi, stabile rispetto al 2024. Tra i comparti più dinamici compaiono lo Smart Asset Management (+18%) e le infrastrutture per il trasporto intelligente (+17%).

Chi adotta l'IoT e come lo integra con l'AI

Nella manifattura il 71% delle grandi imprese ha avviato almeno un progetto IoT, contro il 59% delle medie. Le intenzioni di investimento restano in crescita: il 73% delle grandi e il 64% delle medie prevede nuove iniziative. Il 30% delle grandi utilizza soluzioni di IA industriale, con un incremento di 11 punti rispetto al 2024, mentre le medie hanno raddoppiato il tasso di adozione, passando dal 6% al 12%.

Gli ambiti applicativi più diffusi sono la sicurezza informatica e il riconoscimento delle immagini, al 55%, seguiti dalla manutenzione predittiva al 49% e dall'ottimizzazione della produzione al 45%. Il 40% delle imprese con progetti di questo tipo dichiara ritorni già misurabili.

Il divario dimensionale attraversa l'intero mercato digitale: la stessa differenza nell'adozione dell'intelligenza artificiale separa chi ha iniziato da chi resta indietro.

La connettività cambia forma

Le applicazioni su rete cellulare rappresentano il 39% del mercato, per 4,3 miliardi di euro e una crescita del 7%. Le tecnologie alternative coprono il restante 61%, con 6,6 miliardi e una crescita del 16%. Tra queste il WiFi raccoglie il 31% delle connessioni (+15%), il Bluetooth il 22% (+14%) e le reti LPWA, cioè le reti a basso consumo progettate per dispositivi che trasmettono piccoli volumi di dati su lunghe distanze, hanno superato i 10 milioni di connessioni con un incremento del 20%.

La frontiera più recente riguarda le reti non terrestri, che estendono la connettività 5G ai satelliti in orbita bassa e raggiungono aree non coperte dalle infrastrutture terrestri. L'integrazione tra reti LPWA e costellazioni satellitari è già attiva in scenari come lo smart metering e il monitoraggio ambientale.

I nodi aperti: dati, competenze, incentivi

Connettere gli oggetti è il passaggio più semplice. Il valore richiede dati affidabili, processi integrati e competenze. La frammentazione è il primo ostacolo: quando le informazioni raccolte restano chiuse in sistemi separati, il loro contributo si esaurisce. La qualità del dato è il secondo, perché analisi avanzate su basi incomplete producono indicazioni poco utili.

All'aumentare dei dispositivi cresce anche la superficie esposta agli attacchi, e la sicurezza entra nella progettazione del servizio fin dall'inizio. Sul piano organizzativo, trasformare un oggetto in un servizio richiede competenze tecnologiche, di processo e di business, e un dialogo tra funzioni che spesso lavorano separate.

Sul fronte degli incentivi, la Ricerca segnala le difficoltà del Piano Transizione 5.0: il 36% delle imprese indica negli adempimenti burocratici il principale ostacolo, il 29% ha incontrato difficoltà nel misurare i risparmi energetici richiesti e il 21% è rimasto sul Piano 4.0. Restano 1,5 miliardi di euro di incentivi richiesti e non ancora allocati, con una lista di attesa di circa 7.000 imprese. Il Data Act, pienamente applicabile in Italia dal 12 settembre 2025, disciplina l'accesso e l'uso dei dati generati dai prodotti connessi: il 32% delle grandi imprese si sta adeguando, il 25% prevede di farlo a breve, mentre tra le medie la quota già in linea si ferma al 14%.

L'integrazione è la voce meno visibile del conto, e il meccanismo è lo stesso dei costi nascosti della digitalizzazione: la spesa imprevista nasce dai collegamenti tra sistemi più che dall'acquisto degli strumenti.

Cosa significa per una piccola impresa

Per una piccola impresa la domanda riguarda quale decisione migliorare, prima di stabilire quanti oggetti connettere. Un contatore che segnala un consumo anomalo, un sensore che anticipa un guasto o un impianto gestito da remoto producono un beneficio misurabile quando entrano in un processo e in una responsabilità definiti.

Il punto di partenza è il bisogno; la tecnologia disponibile viene dopo. La scelta tra connettività cellulare e alternative, tra elaborazione locale e cloud, tra piattaforma del fornitore e sistema proprio, discende da lì. La maturità si misura sulla capacità di trasformare dati distribuiti in servizi utili, decisioni operative e modelli sostenibili nel tempo.

Un oggetto connesso genera valore quando il dato entra in un processo e produce una decisione. Il mercato italiano ha superato i 10,9 miliardi di euro perché un numero crescente di imprese costruisce servizi sopra quei dati. Per chi affronta adesso un progetto IoT, il punto di partenza è il processo da migliorare, e la misura del risultato sta nel servizio che ne nasce.

Dati e processi

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Un confronto sugli obiettivi e sui sistemi già in uso aiuta a capire quali dati raccogliere, dove integrarli e quale servizio costruirci sopra.

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Domande frequenti

Quanto vale il mercato IoT in Italia?

Nel 2025 ha raggiunto 10,9 miliardi di euro, in crescita del 12% rispetto all'anno precedente. La spinta supera quella del mercato digitale nel suo complesso, cresciuto nello stesso periodo del 3,2%.

Quanti oggetti connessi ci sono in Italia?

175 milioni, circa tre per abitante, con un aumento del 13% in un anno. Nel 2022 erano 124 milioni.

Quali settori crescono di più?

Le Utility guidano il mercato con 1,87 miliardi di euro e una crescita del 18%, seguite dalla Smart Car con 1,76 miliardi (+6%). Tra i comparti più dinamici compaiono lo Smart Asset Management (+18%) e le infrastrutture per il trasporto intelligente (+17%).

Perché i servizi contano più dei dispositivi?

I servizi basati sull'IoT valgono 4,5 miliardi di euro, oltre il 40% del mercato. Un oggetto connesso produce valore quando il dato che genera entra in un processo e sostiene una decisione, per esempio nella manutenzione predittiva o nella gestione da remoto.

Cosa chiede il Data Act alle imprese?

Il regolamento europeo, applicabile dal 12 settembre 2025, disciplina l'accesso e l'uso dei dati generati dai prodotti connessi. Il 32% delle grandi imprese si sta adeguando, il 25% prevede di farlo a breve, mentre tra le medie la quota già in linea si ferma al 14%.

Fonti

Osservatorio Internet of Things, School of Management, Politecnico di Milano — *Dai dispositivi ai servizi: come cambia il valore dell'Internet of Things*, Giulio Salvadori, 20 luglio 2026: https://www.osservatori.net/blog/internet-of-things/dai-dispositivi-ai-servizi-come-cambia-il-valore-dellinternet-of-things/

Osservatorio Internet of Things, School of Management, Politecnico di Milano — pagina della Ricerca, dati 2025 presentati il 16 aprile 2026: https://www.osservatori.net/it/ricerche/osservatori-attivi/internet-of-things

Regolamento (UE) 2023/2854 del Parlamento europeo e del Consiglio, Data Act, applicabile dal 12 settembre 2025: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:32023R2854

Ministero delle Imprese e del Made in Italy — Piano Transizione 5.0: https://www.mimit.gov.it/it/incentivi/transizione-5-0