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Impatto ambientale dei dati: il costo dell'archivio inutile

Pubblicato il EBM Solution

Un corridoio di data center con rack di server allineati

L'impatto ambientale dei dati comincia da ciò che un'azienda conserva senza utilizzarlo. File duplicati, email che nessuno rileggerà, copie di backup dimenticate occupano spazio su server accesi ogni giorno e consumano elettricità. Un'indagine internazionale del 2023 ha misurato come i consumatori percepiscono questo legame, e i dati dell'Agenzia internazionale dell'energia dicono quanto la percezione corrisponda alla realtà.

I numeri del sondaggio Veritas

Veritas Technologies, azienda attiva nella gestione dei dati e nella sicurezza informatica, ha commissionato a 3Gem un'indagine su 13.000 consumatori in undici Paesi tra il 1° e il 16 febbraio 2023. Il 47% degli intervistati ha dichiarato che smetterebbe di acquistare da un'azienda che provoca danni ambientali non controllando la mole di informazioni inutili conservate. Il 49% ritiene che eliminare ciò che non serve più spetti alle organizzazioni che lo detengono, mentre il 59% chiede maggiore attenzione all'impatto ambientale dello stoccaggio online. Il 46% si dichiara preoccupato dal fatto che i data center producano il 2% delle emissioni globali, una quota che l'indagine accosta a quella attribuita all'aviazione.

Il report misura anche quanta parte dell'archivio aziendale resti senza funzione. Metà dei dati è ridondante, obsoleta o banale, nella categoria che l'indagine chiama ROT, e un altro 35% ha valore ignoto, i cosiddetti dati oscuri. Solo il 15% risulta critico per l'attività. La cifra descrive uno scarto tra ciò che si conserva e ciò che serve, e su questo scarto si accumula il consumo.

Il consumo reale di un data center

La stima del 2% risale a prima del 2023. L'Agenzia internazionale dell'energia calcola che nel 2024 i data center abbiano assorbito circa 415 TWh, l'1,5% dell'elettricità mondiale, con emissioni indirette intorno a 180 milioni di tonnellate di CO₂, pari allo 0,5% delle emissioni da combustione. L'accostamento all'aviazione, centrale nel messaggio del report, vale sul consumo elettrico; sul carbonio la quota dei data center è più contenuta.

La traiettoria pesa più della fotografia. L'IEA stima che il consumo elettrico dei data center più che raddoppierà entro il 2030, superando i 900 TWh, poco più del consumo annuo del Giappone. Le emissioni indirette salgono da 180 a 300 milioni di tonnellate nello scenario base e fino a 500 in quello di crescita accelerata, restando sotto l'1,5% delle emissioni del settore energetico. I data center sono tra i pochi comparti, con il trasporto su strada e l'aviazione, che aumentano le proprie emissioni fino al 2030. La riduzione passa dalla stessa logica che ispira la sostenibilità digitale: ogni byte trasferito o conservato ha un costo, e limitarlo riduce insieme consumi e spese.

La metà inutile dell'archivio

Un archivio che cresce senza selezione produce due effetti. Il primo è tecnico: ogni copia occupa spazio su dischi e sistemi di backup attivi anche quando i file non vengono mai letti. Il secondo riguarda il lavoro delle persone, perché trovare un documento diventa più lento quanto più aumenta il materiale da setacciare. La dispersione informativa misura questo secondo effetto, e il costo che produce supera spesso quello dello spazio occupato.

Le rilevazioni successive confermano l'ordine di grandezza del report. Un'indagine globale di Splunk del 2025 stima che il 55% dei dati aziendali non venga utilizzato o abbia valore sconosciuto. La quota comprende file dimenticati, registri di attività, allegati e copie di lavoro: materiale che occupa infrastruttura e, quando contiene informazioni personali, espone l'azienda a un rischio di conformità.

La minimizzazione prevista dal GDPR

Il Regolamento generale sulla protezione dei dati chiede che le informazioni personali siano adeguate, pertinenti e limitate a quanto necessario, e che vengano conservate non oltre il tempo richiesto dalla finalità. La minimizzazione e la limitazione della conservazione sono due obblighi distinti, e la cancellazione di ciò che è superfluo è il modo con cui si rispettano entrambi. Il tema ambientale si aggiunge a un dovere che esisteva già.

Il quadro europeo ha introdotto obblighi specifici anche per i data center. La direttiva sull'efficienza energetica chiede agli operatori con potenza informatica installata pari o superiore a 500 kW di rendicontare consumi, efficienza, uso di energia rinnovabile, acqua e calore di recupero, con un database europeo che raccoglie le comunicazioni. Le prime scadenze sono scattate nel settembre 2024 e nel maggio 2025, e una proposta di regolamento del 2026 prevede un sistema di classificazione e un'etichetta per i centri più grandi. La trasparenza sui consumi diventa così un requisito verificabile.

Il ritorno della cancellazione

Eliminare ciò che non serve restituisce più di quanto costi, e il ritorno si misura su tre fronti:

  • Conformità: meno dati conservati significa meno esposizione a richieste degli interessati, violazioni e sanzioni.
  • Costi: archiviazione, backup e ricerca assorbono risorse che si riducono con il volume.
  • Fiducia: la coerenza tra ciò che un'azienda dichiara e ciò che fa con i dati incide sulle decisioni di acquisto di una parte dei clienti.

Decidere cosa conservare

La difficoltà sta nel decidere cosa conta, chi lo stabilisce e come dimostrarlo nel tempo. Un archivio senza regole si ricostruisce in pochi mesi, e la cancellazione episodica non produce un effetto stabile. Il presidio richiede metodo più che strumenti, perché tocca archivi, processi e responsabilità insieme.

Dati che restano

Quanto costa l'archivio che non usi

Una lettura condivisa dei dati conservati e delle regole di conservazione aiuta a capire cosa eliminare, cosa proteggere e come dimostrarlo.

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Domande frequenti

Cosa lega la privacy all'ambiente?

Conservare dati personali richiede energia: server attivi, raffreddamento, copie di sicurezza. Ridurre le informazioni conservate abbassa sia il rischio per la privacy sia il consumo necessario a mantenerle.

Quanto consumano i data center?

Nel 2024 circa 415 TWh, l'1,5% dell'elettricità mondiale secondo l'Agenzia internazionale dell'energia, con emissioni indirette intorno a 180 milioni di tonnellate di CO₂. La proiezione al 2030 supera i 900 TWh.

Cosa sono i dati ROT e i dati oscuri?

ROT indica le informazioni ridondanti, obsolete o banali; i dati oscuri hanno valore sconosciuto. Nell'indagine Veritas metà dell'archivio rientra nella prima categoria e il 35% nella seconda, mentre solo il 15% è critico per l'attività.

Cosa chiede il GDPR?

I principi di minimizzazione e di limitazione della conservazione: le informazioni personali vanno limitate a quanto necessario e conservate non oltre il tempo richiesto dalla finalità.

Da dove comincia un'azienda?

Da un censimento di ciò che conserva, da regole di conservazione con scadenze esplicite e da una misurazione periodica. Sono passaggi che richiedono metodo e un presidio stabile.

Fonti

Veritas Technologies — indagine 3Gem su 13.000 consumatori e impatto ambientale dei dati conservati, marzo 2023: https://ebmsolution.com/images/2023/04/veritas_consumer_sentiment_on_datas_environmental_impact_report.pdf

International Energy Agency — Energy and AI, sintesi esecutiva, aprile 2025: https://www.iea.org/reports/energy-and-ai/executive-summary

International Energy Agency — AI and climate change, sezione di Energy and AI: https://www.iea.org/reports/energy-and-ai/ai-and-climate-change

Splunk — Dark Data, ricerca globale 2025: https://www.splunk.com/en_us/blog/learn/dark-data.html

Direttiva (UE) 2023/1791 sull'efficienza energetica: https://eur-lex.europa.eu/eli/dir/2023/1791/oj

Regolamento delegato (UE) 2024/1364 sulla rendicontazione dei data center: https://eur-lex.europa.eu/eli/reg_del/2024/1364/oj

Commissione europea — rating scheme per i data center, consultazione 2026: https://energy.ec.europa.eu/news/rating-scheme-data-centres-eu-commission-launches-call-feedback-2026-03-27_en

Regolamento (UE) 2016/679 sulla protezione dei dati personali: https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2016/679/oj